Guardare lontano, poggiando sulle spalle di giganti
ABCD piange la scomparsa di uno dei suoi fondatori, Jacopo Meldolesi, scomparso il 23 agosto scorso. Scienziato di fama internazionale, Meldolesi ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo della biologia cellulare e delle scienze della vita in Italia e nel mondo. Formatosi con George Palade alla Rockefeller University di New York, portò in Italia l’amore per la ricerca di eccellenza.
Pleonastico ricordare ai soci ABCD i tanti e fondamentali suoi contributi scientifici nel traffico di membrane e nel signalling. In questa sede, è d’obbligo ricordare il ruolo sociopolitico che Meldolesi ha svolto con passione e generosità.
Correva l’anno 1983 quando Meldolesi organizzò, con Francesco Clementi, un congresso a Bressanone che certificò la nascita della biologia cellulare italiana. Anche se ufficialmente immunologo, e solo trentenne, fui invitato a raccontare i nostri esperimenti sulla biosintesi di anticorpi. Ricordo l’attenzione al rispetto dei tempi per lasciare spazio alle incisive domande e critiche, spesso ancora ignorata in certi convegni nazionali. Difficile dimenticare come -tra una sessione e l’altra- i due offrirono nutrienti panini a studenti e giovani allora (e oggi…) scarsamente finanziati. Ebbi la fortuna di trovar posto nell’auto di Meldolesi nel ritorno a Milano. Una ventata di fiducia e l’incoraggiamento a provarci nonostante difficoltà e problemi della comunità scientifica nazionale.
Meldolesi fu protagonista di una seconda rivoluzione a cavallo degli anni 80-90 del secolo scorso: grazie all’unità di intenti con don Luigi Verzé, anch’egli visionario sostenitore di una medicina basata sull’evidenza sperimentale, nacque il Dipartimento di Biologia e Tecnologia del San Raffaele (DiBiT). La selezione fu basata esclusivamente sul merito. Con grave scandalo nazionale, non si ricorse a scuole e concorsi ingessati. Importante ricordare come durante tutti gli anni di direzione scientifica, la porta di Meldolesi rimase sempre aperta. Nulla era più importante della discussione di dati, idee, nuove scoperte. Le faccende amministrative sarebbero state certo affrontate, ma dopo. I seminari del DiBiT erano aperti e incredibilmente stimolanti. Mai avevo avuto e avrò tanta paura di prendere il microfono quanta ne ebbi ai progress reports del DiBiT. Boncinelli fingeva di dormire per ridestarsi a fine talk con una tagliente domanda. Perdere l’attenzione o avere solo uno sguardo critico di Meldolesi e dei suoi Ballabio, Bordignon, Pardi, Vercelli et al. non era cosa da poco per chi ha scelto il nostro mestiere. Andrea Moro -linguista allievo di Noam Chomsky reclutato da Piattelli Palmarini e Verzé per costruire una facoltà di psicologia meccanicistica- ricorda gli anni del DiBiT come i più formativi della sua meravigliosa carriera. Fu davvero un periodo di tumultuosa crescita per le scienze biomediche che l’energia di Meldolesi contribuì a generare.
Nel 1994, organizzammo al San Raffaele un convegno di biologia molecolare della cellula. Un obiettivo non secondario era quello di fondere biologi cellulari e molecolari in una sola società. Nella partita di calcio organizzata a tal fine, vi fu un diplomatico pareggio (3-3, memorabili i gol di Rizzuto e Pardi), ma gli sforzi furono vani. Si dovette attendere sino al 1998 per vedere la nascita della Federazione Italiana Scienze della Vita (FISV). Un passo verso uno dei sogni di Meldolesi, condiviso da tutti coloro che davvero amano la ricerca: la sconfitta delle società scientifiche come mercato di cattedre e piccoli poteri a favore di una comunità scientifica incentrata sul merito e finalmente capace di parlare alla politica. Un vasto programma, per parafrasare Charles de Gaulle… Ma in ogni grande obiettivo si deve compiere un primo passo. E la FISV fondata da Riccardo Cortese, Pablo Amati e Jacopo Meldolesi andava in quella direzione. Speriamo che chi legge queste frasi si dia da fare per continuare il cammino.
Concludo con una delle grandi opere di Meldolesi a difesa della cultura scientifica. Nel 1996, egli ricevette l’incarico di riformare i Progetti di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN). Forte delle esperienze internazionali, decise che fosse necessario un processo di rigorosa peer review, condotto da revisori internazionali per eliminare -o quantomeno ridurre drasticamente- i conflitti di interesse. Riuscimmo a convincere un numero sufficiente di colleghi d’oltralpe e oltremare a valutare gratuitamente i progetti di ricerca. Fu quindi richiesto nel bando che questi fossero scritti in inglese. Questa sola mossa ridusse le domande a un terzo dell’anno precedente. Apparentemente, la maggioranza di coloro che avevano ricevuto finanziamenti in precedenza non conosceva questo idioma. Con una percentuale di finanziamento di quasi 1 su 3, la somma di ciascun PRIN fu decuplicata, e divenne finalmente sufficiente a svolgere una ricerca potenzialmente competitiva. Non solo si aprivano possibilità concrete per i buoni ricercatori, ma -e forse soprattutto- si apriva un periodo di valutazioni basate su merito, creatività e impegno. Purtroppo, alcuni degli standard voluti da Meldolesi sono stati abbandonati: in certe competizioni, alcuni candidati ottengono valutazioni di 10/10, inaudite a livello internazionale e la distribuzione dei punteggi prende l’aspetto di un trampolino per il salto con gli sci piuttosto che la curva a campana che ci si aspetta da ogni corretta valutazione. Si giustifica tale obbrobrio con la pochezza dei finanziamenti. Ma fiducia, valori e contesto contano più dell’ammontare dei finanziamenti per attrarre le menti più fertili e promettenti, per fortuna ancora numerose nel nostro paese. Gli italiani sono nelle primissime posizioni tra i vincitori di grants ERC. Peccato che la maggioranza di costoro lavori all’estero. Ogni anno, perdiamo decine di migliaia di giovani laureati. La mancanza di fiducia in un sistema imprevedibile (i bandi non hanno cadenza annuale) pesa quanto le lusinghe economiche. È il momento che i membri dell’ABCD si adoperino per un ritorno a percorsi di valutazione meritocratici.
In tutta la sua vita professionale, Meldolesi si è battuto per premiare il merito a discapito di familismo e bassi interessi di bottega, convinto che un aumento della qualità generale del sistema ricerca-formazione agisse come volano positivo per tutti i suoi componenti. Al suo funerale, l’officiante ha letto la parabola evangelica dei talenti. Ciascuno di noi riceve un talento diverso. Nostro compito è mettere a frutto quel che la sorte ci ha assegnato. In questo, Meldolesi ha ottenuto il massimo dalle sue doti, come scienziato, educatore, motivatore e ambasciatore della buona scienza. Non resta che augurarci che figure come la sua rappresentino un modello per i soci ABCD, specie per i tanti e valorosi i giovani che non hanno avuto la fortuna di trarre energia e motivazione direttamente da Meldolesi o da uno dei suoi colleghi e studenti.
Roberto Sitia
Settembre 2026










