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In memoria di Giovanni Giudice (1933-2016)
by staff
14 November 2016

Tratteggiare un breve ritratto di Giovanni Giudice non è facile. Perché Giovanni nella sua vita ha fatto tante cose, e tutte con passione. Innanzi tutto era un ricercatore entusiasta e al tempo stesso rigoroso. I suoi studi cellulari e molecolari sullo sviluppo degli embrioni di riccio di mare sono stati apprezzati da tutta la comunità scientifica ed oggetto di numerosissime pubblicazioni internazionali. Giovanni era un convinto sostenitore della divulgazione scientifica, ha scritto diversi libri di biologia dello sviluppo e tre divertenti romanzi. Era un grande studioso, al tempo in cui non c’era internet, leggeva tutte le pubblicazioni che arrivavano nella nostra fornita biblioteca e poi ne faceva dei brevi sunti (scritti a mano, con una grafia quasi illeggibile!) che distribuiva ad ognuno di noi, suoi collaboratori, secondo i nostri specifici interessi. Pertanto, aveva istituito l’abitudine di un “lunch seminar” settimanale in cui tutti noi, a turno, discutevamo di una nuova, interessante pubblicazione. 

In quegli anni di grande fermento, diversi Scienziati passavano dei periodi di studio presso il nostro Istituto di Anatomia Comparata, grazie alle relazioni internazionali che Giovanni aveva instaurato con ricercatori di tutto il mondo.

Ha fatto parte di numerose società scientifiche nazionali e internazionali; è stato Presidente dell’ABCD, per la quale si è impegnato con partecipazione.

Ha ricoperto molti ruoli istituzionali: direttore dell’Istituto di Anatomia Comparata, prima, e del Dipartimento di Biologia Cellulare e dello Sviluppo, poi; preside della Facoltà di Scienze; prorettore vicario. Come docente ha insegnato Anatomia Comparata, e diversi altri insegnamenti del settore.

Si è anche impegnato in politica, candidato indipendente del partito comunista, è stato eletto Senatore della Repubblica e, successivamente, Deputato del Parlamento Italiano, sempre impegnato nel sostegno alla ricerca.

Viaggiava molto, invitato come relatore in numerosissimi congressi internazionali e come visiting professor in Università degli Stati Uniti, della Russia, del Giappone, della Svizzera, solo per citarne alcune. Quando possibile, portava con se la famiglia, a cui è stato sempre molto legato. Tuttavia, malgrado i suoi molteplici impegni, non ha mai trascurato il suo ruolo di docente all’Università di Palermo. Ha molto contribuito alla creazione e all’espansione del nostro dipartimento; ha anche fondato e diretto l’Istituto di Biologia dello Sviluppo del CNR.

Per i suoi meriti scientifici è stato nominato accademico dei Lincei; più recentemente, Professore Emeritus di Anatomia  Comparata e Biologia dello Sviluppo, dall’Università di Palermo.

Ma quello che mi ha sempre colpito di lui era la sua propensione ad ascoltare sempre tutti, anche gli studenti più giovani, con cui discuteva di scienza. Il suo carisma, che ha spinto molti di noi ad appassionarsi alla ricerca, derivava non solo dal suo indubbio valore ma soprattutto dalla passione con cui affrontava tutte le sfide della conoscenza e dalla sua insaziabile e contagiosa curiosità.

Aveva un grande senso dell’umorismo e alcuni di noi sono stati testimoni di alcune sue performance alla chitarra o dei suoi travestimenti a carnevale.

Tutti quelli che lo hanno conosciuto ricordano sicuramente quanto fosse sempre gentile e disponibile con tutti, ma anche risoluto nel difendere la libertà della ricerca.

Era un “uomo d'altri tempi”, pur nella sua contemporaneità, ma sempre con uno sguardo rivolto al futuro. Certamente ci mancherà molto.

 Maria Carmela Roccheri e i più stretti collaboratori di Giovanni Giudice